venerdì 10 settembre 2010

Mille gru di carta

Il nome di questo blog si ispira alla storia di Sadako Sasaki, una bambina  che il 6 agosto 1945 aveva appena 2 anni. Quel giorno a Hiroshima venne sganciata la bomba atomica Little boy, Sadako si trovava a circa 2 chilometri di distanza dal luogo dell'impatto e ne uscì illesa. Tutto sembrava andare bene ma, all'età di undici anni le diagnosticarono una grave forma di leucemia, a causa delle radiazioni cui era stata esposta.

Fu allora che Sadako venne a conoscenza della leggenda delle mille gru di carta -Senbazuru- leggenda che le raccontò la sua migliore amica, Chizuko Hamamoto. La leggenda diceva che chiunque avesse piegato mille gru di carta, avrebbe visto realizzato il suo desiderio più grande. Chizuko piegò la prima per Sadako. La storia a questo punto si divide tra chi afferma che Sadako realizzò, prima di morire, 1300 gru utilizzando tutti i tipi di carta che le capitavano a tiro (anche i foglietti dei farmaci) e chi afferma, invece, che riuscì a piegarne solo 644 e le restanti furono realizzate dopo la sua morte dai suoi amici. Le gru furono sepolte con lei. 

La sua morte diventò il simbolo di quell'orribile bruttura nella storia dell'umanità che fu la bomba atomica. Per questo, per ricordare chi, come Sadako, perse la vita in seguito a quell'evento, fu collocata, nel 1958, all'Hiroshima Peace memorial, una statua che raffigura Sadako mentre tende una gru d'oro verso il cielo.


Questa è una storia triste, purtroppo nota a tutti. Io ho però voluto cogliere un altro aspetto (quello che più mi interessa) di questa vicenda. Vi ho riannusato il tipico rituale dei bambini (e non solo...) di esprimere un desiderio guardando una stella, di incanalare la propria energia, in quell'istante, in un unico e potente pensiero: vedere il proprio sogno realizzarsi. Questo è quello che mi capita quando piego un foglio di carta. Involontariamente qualcosa nasce e prende forma tra le mie dita, esso è pesantemente influenzato dal mio stato d'animo e può, al contrario, pesantemente influenzarlo. E' uno dei pochi momenti in cui la mia energia si concentra e prende forma, ed io mi lascio andare...

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